La scrittura
I caratteri e le parole mi hanno sempre affascinata, così come l’odore della carta, dell’inchiostro della penna nera, così chimico, dell’inchiostro che ha un odore che ricorda vagamente quello del cocco.
Ho letto moltissimo, mia madre e la sua famiglia hanno saputo trasmettermi la passione e l’amore che deriva quando impari a leggere, e di conseguenza impari ad amare a decifrare quei caratteri capaci di raccontare di storie e mondi lontani, oltre ad avere la capacità, se ben combinati, di disconnettersi temporaneamente dal mondo in cui ti trovi.
Il mio primo libro letto, tra l’altro in un giorno di febbraio, è stato “storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepùlveda. Ricordo che avevo nove anni e che quella storia semplice, fatta di amore, amicizia e di resilienza, mi conquistò. Da lì imparai a capire che l’amore per i libri spaziava tra l’avventura e qualche giallo. Il rimorso che mi portavo, durante l’adolescenza ma che colmai dai 24 anni per guarire dalla fine di una relazione particolarmente dolorosa, era che non avevo mai letto un fantasy, contrariamente a come fecero tantissimi coetanei e cugini. Non che non mi interessassero, ma non ci investii. Lo lessi solo una volta, a 21.
Da allora, spaziai su moltissimi generi, che andarono a fasi. Ci fu la fase delle “storie vere”, quelle che parlavano di donne e uomini nella storia, di serial killer e delitti irrisolti ma anche autobiografie. La fase dei thriller, capitanata da Giorgio Faletti, ereditata, parecchio per influenza letteraria, da mia madre che ne era innamorata. La fase di Paulo Coelho, in cui lessi il suo “undici minuti” al liceo, appena diciassettenne. Periodi di lettura intensa ma anche di stop in cui non mi sentivo in colpa.
Arrivò poi la fase del Kindle, in cui iniziai a leggere in digitale e questo periodo fu particolarmente lungo. Scoprii che la letteratura spaziava tra milioni di titoli, alcuni scritti in maniera magistrale, altri molto meno, e la mia scelta divenne in questo modo, parecchio selettiva. Scartai gli erotici, preferii sempre i thriller, le autobiografie e aggiunsi gli storici: scoprii la passione irrefrenabile per la penna di Ken Follett. I pilastri della terra mi fu consigliato dal mio professore di archeologia medievale, cinque anni dopo, a Firenze, trovai e guardai la serie tv e lessi il libro. ecco, ad oggi, per la mia carriera e il mio percorso di studi, non riesco a trovare una storia così appassionante e avvincente.
Ad oggi, ho pubblicato due libri, acquistabili da questo sito, e sto facendo revisionare da occhi esperti una terza storia che, da inedita, ha già vinto delle menzioni in alcuni concorsi letterari. Nonostante le vendite del secondo libro siano andate a rilento a causa della poca voglia di leggere in generale delle persone, che prediligono le informazioni immediate degli smartphone alle pagine profumate di un libro, ho scelto di riprovarci, in un modo che non rivelerò qui. Posso solo anticipare di averci investito scegliendo, dopo sei anni da un corso interrotto causa pandemia, di studiare da editor e correttore di bozze. Ci investo del tempo ma dalla prima lezione ho scoperto che mi piace molto, che il potere delle parole e della conoscenza della grammatica sono fondamentali per far sì che una storia funzioni, che un testo possa catturare la giusta attenzione.
La scrittura ha dietro un lavoro meticoloso, continuo, rigoroso, la conoscenza di regole che, solo da un occhio esperto, possono essere infrante, ma non subito; è un lavoro che richiede dedizione totale, ma che ha il potere di creare mondi solo servendosi di una tastiera o una penna.

