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I suoi occhi di ghiaccio

Estratto di “Verso il traguardo, la storia di Alain Marseil”

«Vado a prenderne un altro» Alain fa vedere il bicchiere vuoto a Diego e si allontana.
«Prendine uno anche per me» risponde Diego, lanciandogli un’occhiata speranzosa.
Alain annuisce in fretta e si complimenta con sé stesso per aver trovato una buona scusa per allontanarsi
e sparire dalla vista di Sarah. I suoi occhi lo mettono in soggezione, quasi si vergogna senza motivo, e con
assoluta certezza di non sapere cosa fare o come comportarsi.
Arrivato finalmente ai tavoli, prende due bicchieri in cui all’interno frigge dello champagne color sabbia, ma, voltandosi, le sue mani per poco non mollano la presa, facendoli cadere, e il cuore comincia a battere fortissimo.
«Ciao Alain».
Sarah l’ha seguito, l’ha raggiunto, silenziosa come una gatta, senza farsi notare. Non l’ha mai perso di vista, e ora con quella sfacciataggine che la contraddistingue gli sta davanti, fissandolo coi suoi grandi occhi color ghiaccio, perfettamente abbinati alla sua pelle diafana, e pretendendo chissà che cosa, incurante del suo fagotto in braccio, che dorme pacatamente con le minuscole labbra
increspate e con una manina che fuoriesce dalla copertina bianca finemente ricamata.
«Sarah» Alain sposta lo sguardo dai suoi occhi alla creatura che lei stringe tra le braccia.
Sarah sorride, sembra a suo agio, ma è indecifrabile e Alain non la riconosce. È stata sua moglie eppure ha la sensazione di non conoscerla affatto. Come se quella vita insieme fosse stata solo un sogno, una parentesi illusoria, costruita dalla sua mente. Come se avesse davanti un’altra donna.
«Anche tu qui. Che strano, vero?» dice lei con un sorriso enigmatico.
Alain annuisce piano, preoccupato, posa di nuovo gli occhi sul bebè, che si muove appena, forse disturbato dal brusìo delle conversazioni.
«Ti ho visto da lontano» confessa. «Sei con Diego. Sempre in gamba, voi due».
Sarah parla come se fossero amici di vecchia data che la vita, per uno strano gioco del destino, ha deciso di allontanare, come se il loro matrimonio non fosse mai esistito.
«Come stai?» domanda Alain, come un automa.
Sarah sorride cordialmente, non perdendo mai quell’atteggiamento freddo e distaccato.
«Oh, stiamo molto bene» guarda con orgoglio il fagotto e lo protende in avanti perché lo veda anche Alain.
Lui guarda il faccino paffuto, i pochi capelli chiari e gli occhi che si aprono lentamente e lo fissano da subito. La boccuccia dapprima increspata si apre, come a voler dire qualcosa,
mostrando le gengive rosee.
Involontariamente sorride a quella splendida creatura, scoprendo in quell’istante una tenerezza che non aveva mai pensato di possedere. Alain perde la sua rigidezza e protende un dito, che viene subito stretto forte da una manina bianca e minuscola con unghie piccole ma lunghe.
«… ghu» dice la creatura quasi sorridendogli.
Alain guarda di nuovo negli occhi Sarah, che sembra quasi commossa da quella scena, con le labbra fisse in un sorriso radioso.
«Sarah, è… bellissima. Come si chiama?».
«Elenoire» risponde lei.
Sarah guarda fisso Alain, cercando di catturare i suoi occhi. Alain non può fare a meno di pensare al nome della bambina, impalpabile come la neve, ma tanto simile al suo come suono.
«Perché non mi raggiungi a casa?» propone.
Alain sembra destarsi da un torpore momentaneo.
«E perché dovrei?» risponde istintivamente, senza rendersene conto.
Sarah sembra contrariata, non si aspettava una risposta del genere.
«Così… per parlare un po’, con più calma… tutto qui. In fondo è da tanto tempo che non ci vediamo… e poi sai, qui ci sarà di sicuro qualche paparazzo».
Alain annuisce piano, sa che Sarah ha qualcos’altro in mente, glielo legge negli occhi.
“Per parlare un po’, con più calma”. Ripensa a quella frase, che nella sua mente risuona come una palese
bugia. Lascia scivolare via il dito stretto nella manina di Elenoire e guarda Sarah.
«Fammi sapere quando sei pronta per andare».
Sarah gli risponde con un sorriso di sollievo.
Alain ricorda.
“È proprio bella come allora, come la prima volta in
cui l’ho vista”.

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